Trekking: esperienza da vivere o da ricordare?

Esperienza da vivere o da ricordare?
Foto da Pixabay

Se io che scrivo e tu che leggi siamo su questo blog è perché ci piace il trekking, ma la questione di oggi è: il trekking è un’esperienza da vivere o da ricordare? La risposta potrebbe essere meno scontata di quel che possiamo pensare all’inizio.

Di recente ho letto Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’economia nel 2002. Il saggio si focalizza su diversi aspetti dei nostri processi cognitivi decisionali, in particolar modo sulla contrapposizione tra l’intuizione, veloce e immediata, e il ragionamento, lento e approfondito. Tuttavia, nella parte conclusiva del volume, l’autore si sofferma anche sulle differenze tra il nostro sé esperienziale, quello che sovraintende il godimento, nel bene e nel male, di ciò che avviene nell’istante attuale, e il sé mnemonico, quello che si aggrappa ai ricordi e alla memoria.

Kahneman propone ad alcuni volontari soggetti dei suoi studi un esperimento del tutto mentale: le vacanze amnesiche. Il quesito è il seguente:

Vi si prospetta la possibilità di partecipare a una vacanza, con la consapevolezza, tuttavia, che alla fine di essa tutte le foto e i video fatti verranno cancellati e vi verrà fatta bere una pozione che cancellerà dalla vostra memoria tutti i ricordi della vacanza stessa. Partecipereste comunque?

Prenditi del tempo per rifletterci e valutare cosa risponderesti. E, anche, per valutare quali processi mentali inizierai a fare per rispondere. Come dicevo all’inizio di questo post, non è poi così scontata come risposta.

Alcuni degli intervistati da Kahneman sottolineavano, ad esempio, che non si sarebbero minimamente preoccupati di scalare una montagna o fare un trekking nella giungla, sapendo di perdere tutti i ricordi. Evidenziavano come nel momento reale la prevalenza emozionale è negativa – la fatica e il dolore fisico per la scalata o il trekking – e l’intera esperienza da vivere assume valore solo perché quel dolore viene accompagnato alla fine dalla gioia dell’obiettivo raggiunto e insieme diventano un unico elemento memorabile, nel senso letterale del termine, quindi un’esperienza da ricordare. Questo e altri esperimenti condotti da Kahneman gli fanno concludere che l’uomo in fondo predilige il sé mnemonico al sé esperienziale.

Ora, tornando alla questione sul trekking, ti sei dato una risposta? Forse ti sarai reso conto che, per quanto una parte di te abbia sempre dato peso all’esperienza vissuta momento per momento, la memoria gioca un ruolo fondamentale. Del resto camminando scattiamo foto, giriamo video, postiamo sui social network. Insomma, collezioniamo ricordi e accumuliamo memoria, sottraendo il focus dell’attenzione dall’esperienza da vivere per cederlo a quella da ricordare. Eppure quei ricordi poi non verranno, verosimilmente, recuperati. Le foto e i video delle esperienze già vissute vengono sì accumulati, ma quante volte andiamo a recuperarli per riguardarli? Probabilmente poche. O addirittura mai, a seconda dei casi.

Esperienza da vivere
Foto da Pixabay

Quindi mentre camminiamo in montagna accumuliamo ricordi che poi non ricontrolleremo più. Questo in parte ci distoglie dal goderci il momento presente. Se ci togliessero la memoria del sentiero che stiamo percorrendo, lo percorreremo lo stesso? Quanto della nostra risposta è legato alla nostra incapacità di dare il giusto peso ai due sé?

Riflettendo su questi argomenti, ho aggiunto nella mia mente un ulteriore pezzetto riguardo alla contrapposizione tra escursionismo abitudinario – quello legato al ripercorrere gli stessi sentieri – ed escursionismo variabile – legato invece al percorrere nuovi sentieri.

Leggi l’articolo Escursionismo abitudinario e variabile!

Il pezzetto aggiuntivo riguarda proprio la mia predilezione per la scoperta di nuovi sentieri anziché la rivisitazione di quelli già esplorati. Mi viene da chiedermi quanto ciò possa dipendere non tanto dalla mia volontà di provare nuove emozioni – il sé esperienziale – quanto piuttosto dal fascino di accumulare nuovi ricordi – il sé mnemonico. Anche perché, di norma, scatto sempre tante foto lungo una camminata. In parte perché mi servono per i resoconti che pubblico qui sul blog, ma in parte perché sono foto che voglio scattare. La domanda su cui dovrò riflettere è: perché voglio scattarle?

Sappiamo quanto sia importante godersi il tempo reale, ma anche che la memoria ci consente di vivere più a lungo ciò che abbiamo vissuto e trarne godimento e insegnamento. Gli esperimenti di Kahneman mostrano la nostra tendenza a dar maggior peso al ricordare rispetto all’esperienza da vivere. L’ideale sarebbe trovare un buon equilibrio tra i due sé, in modo da godere al massimo del momento presente, ma dare anche il giusto peso al ruolo della memoria.

Riflettiamoci, la prossima volta che scattiamo una foto in montagna. O che, in generale, facciamo un’azione dedicata al collezionare un ricordo anziché vivere il momento, che sia in montagna o meno.

Cosa ne pensi? Fammelo sapere nei commenti qui sotto!

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2 Commenti su “Trekking: esperienza da vivere o da ricordare?

  1. Bellissimo pensiero e bellissima domanda.
    Istintivamente ho pensato ai malati di Alzheimer ,al vuoto della mancanza di ricordi .

    • Ti ringrazio per il commento. In effetti sì, pensare a chi soffre di Alzheimer viene abbastanza istintivo in un contesto del genere.

      Ciao,
      Gianluca

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