The Dawn Wall, la storia di un’impresa impossibile

Locandina di The Dawn Wall

Questo periodo di sospensione si rivela un ottimo sprone per vedere film, prima 77 giorni, poi Non voglio cambiare pianeta, adesso è il turno di The Dawn Wall. Si tratta di un documentario del 2017 diretto da Josh Lowell e Peter Mortimer dedicato alla prima scalata dell’omonima via di El Capitan, nello Yosemite Park, effettuata nel 2015 da Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson. Non ci spostiamo di molto, quindi, rispetto a quando abbiamo parlato di Free Solo.

Un’impresa impossibile, dato che nessuno ci aveva nemmeno mai provato prima. Le interviste effettuate agli esperti sono abbastanza chiare nel sottolineare che Caldwell e Jorgeson hanno fatto qualcosa di epocale per la storia dell’arrampicata.

Il film è sbilanciato sulla figura di Tommy Caldwell, perché in fin dei conti l’idea di scalare The Dawn Wall è sua. È interessante quindi vedere approfondita anche la sua vita privata, perché questa ha un diretto impatto sulla sua figura di sportivo. Si passa quindi dal rapimento durante un viaggio in Kirghizistan, al divorzio dall’amata Beth Rodden, che lo segna profondamente.

È proprio questo il punto di partenza per la folle idea di scalare The Dawn Wall. La sofferenza per la fine di un grande amore viene usata come stimolo a tentare l’impossibile. Tommy Caldwell dedica anni e anni della sua vita a studiare la parete e la via che vuole percorrere. Strada facendo viene contattato da Kevin Jorgeson, campione di bouldering a digiuno di arrampicata, che si unisce al progetto. I due investono le loro vite per qualcosa di definitivo.
Ah, Tommy Caldwell in tutto questo, per un incidente domestico con una sega circolare, aveva anche perso il dito indice. I medici avevano detto che non avrebbe mai più potuto arrampicare. Si sbagliavano, lo hanno solo spinto a dare ancora di più e spingersi oltre i propri limiti.

La visione del documentario si fa apprezzare molto anche da chi, come me, di arrampicata non ne capisce granché. Le informazioni tecniche presenti sono sufficienti a far capire il grado estremo di difficoltà dell’impresa. In particolare per due punti critici, la sosta numero 15, una traversata in orizzontale di 90 metri, e il Dyno, un salto di due metri. Il film è anche ben bilanciato tra il racconto delle scalate di preparazione e la cronaca dell’impresa vera e propria. Alcuni momenti, pur essendo consci del finale, sapendo che la scalata è stata compiuta, vengono comunque visti col fiato sospeso.

È bello vedere anche emergere l’umanità dei due arrampicatori. Non solo la loro disciplina sportiva e la volontà di riuscire, ma anche la condivisione. L’essere amici, prima che partner di scalata. Quindi la capacità di Jorgeson di volersi far da parte, dopo l’ennesimo fallimento del tentativo di traversata orizzontale, per non rallentare l’altro. Tuttavia anche la decisione di Caldwell di voler arrivare in cima con il suo amico, senza dare peso a quanto tempo ci sarebbe voluto.

Le riprese sono davvero meravigliose. I panorami incantano fin dai primi fotogrammi della pellicola. Alcune inquadrature mettono in risalto la ripidità della scalata oppure fanno entrare nell’intimità dei portaledge in cui Caldwell e Jorgeson riposano nei 19 giorni dell’impresa. La scalata richiama l’attenzione della stampa. Quello che era nato come progetto personale, per superare una ferita personale, diventa così una storia che riguarda il mondo. Tutti con la testa verso l’alto e il fiato sospeso nel seguire i movimenti di due ragazzi che riescono a rendere possibile l’impossibile.

The Dawn Wall è disponibile sul catalogo Netflix. L’avete già visto? Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!

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