Non voglio cambiare pianeta, il docu-trip di Jovanotti

Non voglio cambiare pianeta di Jovanotti

Continua il periodo di isolamento in casa e di lontananza dalle montagne, in cui si cerca di ingannare la nostalgia guardando vecchie foto o documentari a tema natura, quindi dopo il film 77 giorni, questa volta è il turno di Non voglio cambiare pianeta, un docu-trip di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini, in cui il cantante narra il suo viaggio in bicicletta in autonomia tra Cile e Argentina, compiuto tra il gennaio e il febbraio del 2020. Non sono un fan di Jovanotti, lo premetto. A parte le sue canzoni più famose, che comunque apprezzo e mi piacciono, non lo seguo in modo particolare. Quindi mi sono approcciato a questa serie di sedici puntate da quindici minuti l’una con l’occhio dell’appassionato di viaggi e di vita outdoor. Ed è stato proprio questo che mi ha colpito, portandomi a vedere il docu-trip tutto in un’unica volta.

Più che Jovanotti, su quella bici c’è Lorenzo. È lui stesso a sottolineare, rivolto a un amico che lo ha raggiunto per condividere una parte del viaggio, come una delle cose che gli piaccia di più durante l’avventura sia quella di andare nei supermercati senza essere riconosciuto. Poter avere la libertà, in Italia non concessagli a causa della sua fama, di perdere tutto il tempo che vuole per scegliere il cibo da acquistare.

Un viaggio, quindi, che sostituisce la patina della celebrità, col carico di responsabilità e impegni, con lo sporco del grasso, la polvere, la pioggia, la pelle bruciata dal sole. Un ripulirsi esteriore e interiore per ritrovare la propria autenticità fuori dal contesto lavorativo. Questo aspetto, fama a parte, credo sia una costante di chi ama avventurarsi sui sentieri del mondo.

Non voglio cambiare pianeta di Jovanotti

In “Non voglio cambiare questo pianeta” c’è, ovviamente, il viaggio, i 4.000 chilometri tra Cile e Argentina, le pedalate, la ricerca degli alloggi, la passeggiata in città per rilassarsi dopo ore di marcia. Ci sono anche meravigliosi paesaggi, soprattutto nella parte centrale, tra le Ande e l’inizio del tratto argentino. C’è poi la narrazione, dato che Lorenzo approfitta di qualunque occasione per parlare e parlarci, affrontando discorsi che vanno dalla musica all’impatto ambientale, dal cinema alla politica. Nel mezzo, a volte letteralmente, i saluti agli animali, le chiacchiere con altri ciclo-viaggiatori incrociati lungo il percorso, i sorrisi, fortemente contagiosi. La normalità nel senso più bello del termine, l’intensità del momento presente senza strascichi del passato né ansie per il futuro.

C’è ampio spazio per la poesia. Il titolo stesso del film, Non voglio cambiare pianeta, è preso da un verso di una poesia di Pablo Neruda, Il pigro. Ogni episodio, infatti, si chiude con dei versi che accompagnano le immagini, tratti da poesie e opere di grandi autori e autrici. Questi brani aiutano a immergersi nella profondità del viaggio, nel comprendere come l’atto stesso di viaggiare, di vivere la giornata, sia un aspetto fondamentale. Come Jovanotti stesso dice in uno degli episodi:

“La felicità è una condizione di movimento”

Jovanotti

In definitiva, quello che Lorenzo realizza è un vero e proprio diario di viaggio, trascinando lo spettatore con sé nelle varie tappe dell’avventura. Facendogli scoprire quanto di bello c’è non solo nel mondo che esiste là fuori, ma soprattutto nel mondo che esiste dentro ognuno di noi.

È possibile guardare Non voglio cambiare pianeta su RaiPlay.

Voi l’avete già visto? Lo guarderete? Fatemelo sapere nei commenti!

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