Le croci in vetta

Croci in vetta
Croce sul Monte Tambura (Alpi Apuane)

È un argomento spesso dibattuto quello delle croci in vetta. Ultimamente è di nuovo sulla bocca di tutti gli appassionati di montagna, complici alcune dichiarazioni recenti di Reinhold Messner, secondo cui, ad esempio, le croci in vetta attualmente presenti dovrebbero essere lasciate, mentre non si dovrebbe incoraggiarne l’installazione di nuove. Non mi sembra il caso, quindi, di lasciarmi sfuggire l’occasione per parlarne a mia volta e vedere cosa ne pensano i lettori di questo blog. 🙂

La croce è, di fatto, un simbolo. Rappresenta una religione, quella cristiana, e come tale è presente su diverse montagne in giro per il mondo. Retaggio di un periodo in cui la religione cristiana era effettivamente un punto di riferimento, uno degli aspetti dominanti della cultura e della società. Caratteristica che, inutile girarci intorno, non possiede più, con la diffusione di altre religioni, con la sempre più marcata presenza di atei e agnostici, con il ruolo preponderante del laicismo e delle libertà individuali.

È quindi ancora necessario portare questi simboli sul punto più alto di una montagna? Mi pare che la risposta sia esclusivamente negativa, in quanto significherebbe imporre un significato religioso a quella stessa cima, senza nessun motivo e applicando, necessariamente, una discriminazione. Se il territorio ricade su uno Stato laico, come ad esempio l’Italia, l’installazione di un simbolo religioso provoca l’esclusione di tutti gli altri. La montagna, allora, potrebbe diventare una serie caotica e confusionaria di simboli di tutte le religioni, se si dovesse seguire questa linea d’azione.

D’altra parte, si potrebbe far notare che la croce è solo un modo per celebrare la vetta, non è, in quel contesto, la rappresentazione di una religione sopra le altre. Pur ammettendo che questo ragionamento possa essere vero – ma in realtà ne dubito – c’è da chiedersi come mai si ritenga necessaria la presenza di un simbolo così ingombrante per enfatizzare la montagna. Alcune croci in vetta famose, installate nei decenni passati, arrivano a decine di metri di altezza, a valori non proprio sostenibili, anche per quanto riguarda il paesaggio che dovrebbero a loro volta sottolineare, se sono lì per celebrare la natura.

Croci in vetta
Croce su Genn’e Spina (Monte Linas)

Serve poi una croce, di qualsiasi dimensione essa sia, per questo scopo? La montagna è libertà, spontaneità, naturalezza. Una vetta e il relativo panorama circostante sono perfettamente in grado di presentarsi da soli, agli occhi dell’escursionista o del turista. Non c’è bisogno di una croce, per poter godere al meglio delle bellezze che il raggiungimento della vetta può offrire agli occhi. Se proprio si vuole indicare in modo inequivocabile il punto più alto del monte – e ciò può essere utile per motivi sportivi o di orientamento – ci sono metodologie di certo meno invasive: omini di pietra di dimensioni maggiori di quelli dei segnavia, targhe, libri di vetta su cui annotare il proprio passaggio. Le possibilità a disposizione sono tante e differenti, e nessuna di esse interrompe con la sua presenza il panorama, né porta con sé significati reconditi, legati alla presunta superiorità di una parte della popolazione rispetto alla restante.

E voi cosa ne pensate? Vi piacciono le croci in vetta oppure no? 🙂

Ciao! 🙂

Io sono Gianluca Santini e dal 2013 gestisco “Un passo alla volta“, il blog in cui puoi trovare racconti di escursioni e trekking, recensioni di attrezzatura per l’outdoor e consigli su come affrontare le avventure in montagna.

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3 Commenti su “Le croci in vetta

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