Il saluto in montagna

Il saluto in montagna
Fonte: Pixabay

Uno dei tanti aspetti che mi piace del praticare escursionismo è l’abitudine del saluto in montagna. È sempre buona educazione salutare, ma nell’ambito montano diventa proprio una prassi. Io, ad esempio, tendo a salutare chiunque incroci lungo il sentiero che sto percorrendo. Magari nelle fasi di salita più dure il saluto sarà un po’ più simile a un rantolo, ma l’intenzione rimane comunque quella. Il saluto in montagna, insomma, non si nega mai a nessuno!

L’abitudine è di quelle tramandate di generazione in generazione, con l’imperativo di rispondere sempre ai saluti da parte degli altri camminatori. La sua origine deriva probabilmente, come gran parte delle nostre azioni consolidate, dall’istinto di sopravvivenza. Individuarsi reciprocamente in un contesto problematico come la montagna, favorisce la possibilità di venire in soccorso dell’altro in caso di bisogno. È anche un modo per mostrare apertura nel caso in cui l’altra persona abbia bisogno di informazioni o altro.

C’è quindi una radice opportunistica alla base del salutarsi, ma c’è anche senza dubbio una componente sociale. Riconoscersi come appartenenti a una stessa categoria di frequentatori della montagna è uno dei motivi per cui ci si saluta quando ci si incontra sui sentieri. Trovare nell’altro sé stessi, stabilendo un legame e un contatto, per quanto transitori, di empatia e socievolezza. Condividere una passione ci consente di essere più positivamente coinvolti nei riguardi dell’altra persona.

Sono aspetti che di solito in città non emergono. Tuttavia non credo che il problema risieda nella contrapposizione tra città e natura, quanto piuttosto nell’affollamento. In città, specie quelle grandi, salutarsi diventa un aspetto confinato a cerchie sociali limitate. Ad esempio quando si entra in un piccolo bar. Di sicuro non durante la passeggiata in centro, a meno di non incontrare qualcuno che si conosce. Se si restringe infatti il raggio e dalla città si passa ai paesi, ecco che il saluto torna a essere presente e diffuso.

In montagna, quindi, la sua applicazione si manifesta proprio grazie alla limitatezza delle interazioni sociali possibili durante l’escursione o il trekking. Non è un caso se, ad esempio, arrivando in una cima molto affollata o in un rifugio ben frequentato, il saluto sia meno frequente o addirittura inesistente. A differenza di ciò che succede lungo il sentiero in cui si incontrano piccoli gruppetti di persone.

Quale sia poi il saluto è indifferente. Si va dal buongiorno al ciao, un po’ a seconda delle situazioni. Mi ha fatto sorridere, durante l’ultima escursione al Monte Misma, sentire un gruppo di ragazzi prendere bonariamente in giro un loro amico che è passato dall’utilizzare il “buongiorno” agli inizi del sentiero al “ciao” verso la fine dello stesso.

In ogni caso, a me personalmente piace il saluto in montagna. Così come mi piace fare una piccola sosta di lato e far passare l’altra persona, se il sentiero è particolarmente stretto. Sono piccoli gesti che rendono l’escursione più viva.

E voi cosa ne pensate? Salutate le altre persone durante le escursioni?

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