Estrema Sopravvivenza Everest, la spedizione di Discovery Channel

Locandina di Estrema Sopravvivenza Everest

Nel catalogo di Amazon Prime Video è disponibile Estrema Sopravvivenza Everest, una serie TV del 2004 targata Discovery Channel. Ora, sorvolando per un momento sull’errore di rappresentare il K2 anziché l’Everest nella locandina, la serie ha un altro grosso problema. I sottotitoli. L’audio inglese è accompagnato da sottotitoli in italiano, ma se avessero dato in pasto il sonoro a Google Traduttore il risultato sarebbe stato migliore. E non scherzo, i sottotitoli sono imbarazzanti. Al punto che agli inizi ho avuto la tentazione di abbandonare la visione. Ho retto, dopo un po’ mi sono abituato e sono riuscito a godermi la serie.

Il titolo, Estrema Sopravvivenza Everest, mi è da subito sembrato un po’ esagerato, tipicamente televisivo, ma nonostante questo la rappresentazione è piuttosto realistica. La serie documenta una spedizione di Discovery Channel capitanata dal canadese Ben Webster, con l’obiettivo di effettuare delle riprese dal primo passo fino alla vetta della montagna. Mostrando così tutte le parti di cui si compone una spedizione. Nel team Discovery, oltre a Ben, sono presenti Shaunna Burke, sua fidanzata per la prima volta alle prese con l’Everest, l’australiano Andrew Lock e il messicano Hector Ponce de Leon, questi ultimi con all’attivo già due ascensioni completate sulla cima dell’Everest.

Oltre a raccontare l’impresa della squadra di Discovery Channel, la narrazione si sofferma anche su alpinisti di spedizioni differenti. Ci sono Annabelle Bond, inglese con poca esperienza in un gruppo cileno e Andrés Delgado, del gruppo messicano-canadese che tenta senza ossigeno supplementare. Inoltre c’è Will Cross, un americano affetto da diabete. Will è impegnato in un progetto molto più ampio. Infatti ha già raggiunto i due poli del pianeta e scalato quattro delle Seven Summits. L’Everest è la prossima meta della sua lista.

Alternare in questo modo il racconto, concedendo spazio al proprio team, ma anche a sportivi di spedizioni diverse, è stata una scelta molto interessante. Aggiunge maggiori dettagli al mondo dell’alpinismo, mostrando come ci possano essere tante motivazioni diverse per tentare la scalata dell’Everest.

La serie, nonostante i sottotitoli e l’impostazione televisiva, riesce quindi a catturare l’attenzione e a raccontare anche a chi non è esperto della materia il mondo dell’alpinismo.

C’è quindi spazio per il trekking che porta al Campo Base, per la fase di allestimento dei campi successivi, per l’acclimatamento e per i malesseri che i vari alpinisti sperimentano nel corso delle giornate. E, ovviamente, c’è spazio per l’ascesa, per illustrare i punti critici e le difficoltà principali. Anche per ricordare la tragedia del 1996 recentemente narrata nel film Everest di Baltasar Kormákur e che avrà un peso in alcune scelte di Ben Webster.

Estrema Sopravvivenza Everest non è, invece, di particolare interesse dal punto di vista paesaggistico. Per quanto la natura e i panorami siano presenti, non sono al centro dell’attenzione. La serie si concentra più che altro sulla spedizione, sul lato sportivo, organizzativo e umano. E riesce perfettamente nell’intento nel corso dei sei episodi.

Avete già visto questa serie o volete vederla? Fatemi sapere nei commenti qua sotto!

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