Escursioni in Sardegna e Lombardia: qualche differenza

Escursioni in Sardegna e Lombardia
Segnaletica lungo la Dorsale del Triangolo Lariano (Lecco)

Ormai sono diversi anni che cammino in montagna, facendo escursioni in Sardegna e Lombardia. Dapprima nella mia regione d’origine e attualmente in quella in cui mi sono trasferito per motivi di lavoro. Avendo accumulato un po’ di esperienza nell’affrontare le attività outdoor in entrambe le regioni, credo sia giunto il momento di parlare un po’ delle differenze che intercorrono tra le due. Ho già dedicato un paio di articoli alle criticità del mondo montano della Sardegna, per cui non vorrei ripetermi in maniera eccessiva. Per completezza ti suggerisco di leggerli prima di proseguire e di considerarli parte integrante del discorso che affronteremo in questo articolo:

In estrema sintesi, i punti deboli che ho individuato nello scenario escursionistico sardo sono essenzialmente due: la mancanza di informazioni affidabili sui sentieri presenti e la carenza di segnaletica ben realizzata. Partiamo da qui e vediamo cosa cambia nel praticare escursioni in Sardegna e Lombardia.

Come mi era già capitato quando ho organizzato l’Alta Via delle Alpi Apuane in Toscana, una volta traslocato in Lombardia mi sono ritrovato di fronte a un’abbondanza di informazioni, resoconti, portali, guide e mappe interattive riguardanti la montagna, le escursioni e i trekking più lunghi. Anzi, se devo essere del tutto sincero, quest’abbondanza è relativa alla provincia di Bergamo, dove io vivo e per la quale dunque mi interesso a raccogliere informazioni, ma posso immaginare che la stessa situazione si presenti anche per le altre province lombarde. Sono passato da una regione in cui i sentieri specificatamente segnati erano limitati, a un’altra in cui sono così tanti che ogni volta ho l’imbarazzo della scelta.

Escursioni in Sardegna e Lombardia
Panorama da Monte Novo San Giovanni (Supramonte)

Lo stesso approccio alla percorrenza di un sentiero è cambiato: quando ero in Sardegna, a causa della ristrettezza di scelta tra i diversi percorsi, mi ponevo sempre nella prospettiva del completare il tracciato nella sua interezza, dal suo punto di inizio alla sua fine, spesso collegata a qualche punto importante: una cima, una cascata, un sito archeologico etc. Viceversa in Lombardia il percorso per intero ha perso la sua importanza: molto spesso i tracciati non fanno altro che collegare punti non propriamente di interesse naturalistico, magari partendo da un paesino e arrivando a un altro, mentre assume una rilevanza decisamente più ampia la rete dei sentieri nel suo complesso. Si inizia camminando su un sentiero, poi lo si abbandona per passare a un altro e così via fino al punto a cui si è interessati. Sono passato quindi dal pensare ai singoli tracciati al pensare alle specifiche destinazioni da raggiungere.

Da questo punto di vista la sicurezza nell’avventurarsi così in mezzo alle montagne è favorita dalla segnaletica sempre ben curata, sia per quanto riguarda la frequenza e la freschezza dei segnavia, sia per quanto riguarda la presenza e l’accuratezza dei cartelli ai bivi. Questo consente una maggiore fruibilità dell’outdoor e infatti i monti sono molto più frequentati di quanto lo siano quelli della Sardegna: se nella mia regione d’origine era abbastanza raro incontrare qualcuno lungo il percorso, qui in Lombardia è raro l’esatto contrario: solo una volta in questi due anni ho affrontato un sentiero senza vedere anima viva. Ha un suo peso, ovviamente, anche la differenza tra le densità abitative delle due regioni. D’altra parte, la così facile accessibilità della montagna in Lombardia mi ha dato la sensazione che essa sia frequentata anche a livello puramente “turistico”. La gente va in montagna un po’ come andrebbe a fare un picnic al parco la domenica pomeriggio, mentre in Sardegna chi si avventura per monti è, con maggior probabilità, interessato al mondo outdoor nel profondo. Ovviamente è una generalizzazione brutale, me ne rendo conto, dato che in entrambe le regioni ci sono appartenenti a entrambe le categorie di escursionisti, ma la mia percezione è a oggi questa, confermata anche dal confronto con persone che abitano qui da sempre, che mi hanno sottolineato come la montagna venga vissuta in maniera abbastanza turistica dagli stessi abitanti, e come questo “boom” sia tra l’altro abbastanza recente, favorito dalla maggiore accessibilità di equipaggiamento e attrezzature a basso prezzo.

In realtà io ormai manco dalla terra sarda da un paio di anni, quindi può anche darsi – e lo spero vivamente – che le criticità che avevo individuato tempo fa possano essere state mitigate o magari anche risolte del tutto, sta di fatto che io ho avuto esperienze profondamente diverse nello svolgere escursioni in Sardegna e Lombardia: da un lato molte difficoltà organizzative, pochi sentieri, sopratutto pochissimi segnalati bene, dall’altro un’infinità di informazioni, una rete di percorsi tra cui scegliere e un’abbondanza di segnaletica che permette di camminare in tutta sicurezza.

Che tu viva in una regione o in un’altra o in una qualunque altra del nostro Paese, cosa ne pensi? Ti piace come tratta il mondo outdoor o preferiresti che qualcosa cambi? Fammelo sapere nei commenti!

Ciao! 🙂

Io sono Gianluca Santini e dal 2013 gestisco “Un passo alla volta“, il blog in cui puoi trovare racconti di escursioni e trekking, recensioni di attrezzatura per l’outdoor e consigli su come affrontare le avventure in montagna.

Ti consiglio di leggere la pagina Chi sono per trovare tutte le informazioni relative al blog. Buona navigazione!

4 Commenti su “Escursioni in Sardegna e Lombardia: qualche differenza

    • Ciao! 🙂
      Intendo dire che se in Lombardia ho notato, tra le altre cose, approcci turistici alla montagna (grazie probabilmente alla diffusione di rifugi accessibili con sentieri di breve e facile percorrenza), in Sardegna questo non mi è capitato, quindi posso presumere che ci sia un interesse più marcato nell’esplorare la montagna.
      Ovviamente, come sottolineo nell’articolo, questa è una generalizzazione dovuta alla mia percezione in questi anni, quindi in entrambe le regioni ci sono entrambi gli approcci.
      Ciao,
      Gianluca

  1. Ho avuto modo di fare qualche trekking in Trentino e lì ho notato le tue stesse impressioni.. devo dire che, nonostante i bellissimi panorami dolomitici preferisco i selvaggi, solitari e poco segnati percorsi sardi. Da buon sardo storco il naso persino quando in un sentiero che percorro trovo altri gruppi! 🙂

    • Ciao!
      Non è la prima volta che sento questo tipo di argomentazione. Posso capirla, ma non riesco a condividerla al 100%. Reputo troppo importante l’accuratezza della segnaletica e l’accessibilità delle informazioni. 🙂 La natura completamente selvaggia ha i suoi pro e i suoi contro, come anche quella completamente segnalata. Bisogna cercare un buon compromesso.

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