77 giorni, ovvero la traversata del Qiangtang

Locandina 77 giorni
La locandina del film

Sognare un po’ a occhi aperti guardando 77 giorni è stato un piacere, in questo periodo così particolare. Del resto, una delle attività che si possono fare dovendo sopravvivere restando in casa è proprio quella di guardare film e documentari. Ovviamente a tema outdoor. 77 giorni è la storia (vera) di Yang Liusong, il primo essere umano in assoluto a tentare, nel 2010, la traversata in orizzontale del Qiangtang, nella zona settentrionale del Tibet, in solitaria e senza assistenza. Beninteso, non il primo a riuscirci, quello è stato Wu Wanjiang nel 2016, ma il primo a tentare. Al che qualcuno potrebbe ribattere che a tentare sono bravi tutti. A me verrebbe allora da replicare di andare a provarci, considerando che stiamo parlando di un’area inospitale, disabitata e arida in cui l’uomo è, fondamentalmente, un intruso. Inoltre, senza il tentativo iniziale di Yang Liusong, forse, chi lo sa, Wu Wanjiang non ci avrebbe nemmeno mai pensato di provarci, figuriamoci quindi riuscirci. Perciò ben venga la storia di Yang Liusong e del suo primo tentativo. Ben vengano tutte le storie di primi tentativi, perché sono quelli che spianano la strada alle nostre menti.
ll film è tratto dal libro scritto proprio da Yang Liusong a seguito della sua avventura, intitolato “Chang Tang, Super Wasteland” che fa già capire un po’ dove si va a parare. A dirigerlo – e a interpretare il ruolo di Yang Liusong – è Hantang Zhao.

Ci sono solo 30.000 giorni nella tua vita, quanti di questi puoi viverli come scegli tu?

Questa frase racchiude un po’ tutto il senso del film e dell’avventura. L’indicazione di vivere una vita diversa, che ci consenta di sentirci vivi sempre. È un invito alla libertà individuale, uno sprone a inseguire i propri sogni, a spingere in là i propri limiti. Non è un caso se, nel montaggio, questa battuta viene pronunciata da Yang Liusong dopo essere sopravvissuto a una tempesta di sabbia.
Il film, pur seguendo questo tema, si sviluppa in realtà su due linee differenti, montate in modo alternato. Da un lato c’è la storia della traversata di per sé, con solamente una bicicletta, una tenda e poco altro, con tutti gli ostacoli che ne conseguono, dall’altro c’è il periodo pre-partenza, in cui Yang Liusong conosce Lan Tian, una ragazza con la passione della fotografia costretta in sedia a rotelle dopo un incidente in montagna.

Una scena del film
Una scena del film

Devo ammettere che la pellicola parte un po’ in sordina, ma man mano che si procede il coinvolgimento inizia a rafforzarsi sempre di più. Seguire Yang Liusong attraverso i paesaggi sconfinati e selvaggi del Qiangtang è avvincente, considerando le crescenti difficoltà che l’esploratore deve affrontare nell’arco di quei 77 giorni. Cercate di immaginare una zona completamente vuota: rocce, laghi salati, sabbia a perdita d’occhio. Pensate a tutto ciò che potrebbe andare storto e alle conseguenze che ciò potrebbe avere sulla sopravvivenza dell’uomo.
Ecco, tutto ciò che avete immaginato, succede davvero. Se quindi c’è il fascino dell’ambientazione desertica, c’è anche la tensione per gli incidenti che accadono: la tempesta di sabbia già citata, l’assedio da parte dei lupi, la disidratazione. È interessante vedere come Yang Liusong reagisce ai pericoli che deve affrontare. Vederlo ingegnarsi, anche scoraggiarsi a volte, ma comunque andare avanti.

Hantang Zhao in 77 giorni
Hantang Zhao in 77 giorni

Parallelamente si sviluppa la storia con Lan Tian, interpretata da Yiyan Jiang. I due si conoscono in una locanda nella città di Lhasa e la ragazza dà uno strappo in automobile a Yang Liusong per avvicinarlo al punto in cui dovrà cominciare la sua avventura. Il rapporto tra i due cresce di scena in scena ed è abbastanza emozionante. Non solo per il romanticismo sottinteso, che comunque è presente, ma anche per come i due si interrogano sul tema principale, quello della vita e dei propri sogni. Percepire la forza interiore della fotografa, ma anche la sua fragilità. La voglia di proseguire la propria vita a testa alta, accompagnata comunque dai momenti di sconforto in cui tutto è nero. È toccante vederla commuoversi di fronte all’Everest e agli altri 8.000.
Tutto questo filone narrativo potrebbe – solo apparentemente in realtà – sembrare poco attinente con l’avventura che rappresenta il cuore della pellicola. Invece, senza di esso il film ne sarebbe risultato molto meno efficace. Non solo perché il personaggio di Lan Tian è veramente interessante e tramite lei conosciamo meglio anche Yang Liusong, ma soprattutto perché da quei dialoghi possiamo capire cosa è davvero quell’avventura di cui ammiriamo i panorami e a causa della quale facciamo il tifo per il nostro esploratore solitario. Comprendiamo qual è il motore che spinge Yang Liusong, Lan Tian e tanti altri appassionati di vita outdoor a mettersi alla prova e a combattere. Il motore della libertà.

È possibile guardare 77 giorni su UAM.TV, una web TV dedicata all’ambientalismo, ai viaggi, all’avventura, all’economia sostenibile e alla crescita personale, in poche parole a visioni del mondo alternative. Come quella, ad esempio, di piantare un albero da frutto in Guatemala per ogni nuovo iscritto. Per maggiori informazioni, vi rimando all’articolo del blog di UAM.TV.

DISCLAIMER: Articolo in collaborazione, a titolo gratuito, con UAM.TV. Le opinioni espresse sono del tutto personali, soggettive e oneste.

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2 Commenti su “77 giorni, ovvero la traversata del Qiangtang

  1. Salve , ho visto anche io oggi il film non conoscevo questa storia ! Le immagini dei paesaggi sono meravigliose come quelle degli animali in particolar modo del lupetto !! Non ho capito quando muore Yang in che impresa e l’anno mi sono distratta con la velocità dei titoli finali !! Ringrazio per la risposta!! A presto

    • Ciao e benvenuta!
      Il film ha delle immagini molto belle, sì!
      Per quanto riguarda le date, Yang ha fatto il suo tentativo nel 2010, non è morto, tanto che in effetti il film è stato ispirato dal libro che lui ha scritto dopo la sua avventura. Nel 2016 poi c’è stato il primo tentativo riuscito, non da parte sua, ma da parte di un altro avventuriero.
      Ciao,
      Gianluca

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