77 giorni, ovvero la traversata del Qiangtang

Locandina 77 giorni
La locandina del film

Sognare un po’ a occhi aperti guardando 77 giorni è stato un piacere, in questo periodo così particolare. Del resto, una delle attività che si possono fare dovendo sopravvivere restando in casa è proprio quella di guardare film e documentari. Ovviamente a tema outdoor. 77 giorni è la storia (vera) di Yang Liusong, il primo essere umano in assoluto a tentare, nel 2010, la traversata in orizzontale del Qiangtang, nella zona settentrionale del Tibet, in solitaria e senza assistenza. Beninteso, non il primo a riuscirci, quello è stato Wu Wanjiang nel 2016, ma il primo a tentare. Al che qualcuno potrebbe ribattere che a tentare sono bravi tutti. A me verrebbe allora da replicare di andare a provarci, considerando che stiamo parlando di un’area inospitale, disabitata e arida in cui l’uomo è, fondamentalmente, un intruso. Inoltre, senza il tentativo iniziale di Yang Liusong, forse, chi lo sa, Wu Wanjiang non ci avrebbe nemmeno mai pensato di provarci, figuriamoci quindi riuscirci. Perciò ben venga la storia di Yang Liusong e del suo primo tentativo. Ben vengano tutte le storie di primi tentativi, perché sono quelli che spianano la strada alle nostre menti.
ll film è tratto dal libro scritto proprio da Yang Liusong a seguito della sua avventura, intitolato “Chang Tang, Super Wasteland” che fa già capire un po’ dove si va a parare. A dirigerlo – e a interpretare il ruolo di Yang Liusong – è Hantang Zhao. Continua a leggere

Come sopravvivere a un’epidemia stando a casa

Come sopravvivere a un'epidemia stando tranquilli a casa
Dal CAI di Bergamo

Bene, oggi si parla di come sopravvivere a un’epidemia. A differenza dei soliti articoli sul tema Emergenza, tuttavia, non si parlerà di kit, contenitori e attrezzature. Niente sigle come EDC, niente valutazioni sulla possibilità di rimanere senza zaino di notte in mezzo ai monti. Si parlerà di restare a casa.

Non ho fatto in tempo ad abituarmi alle disposizioni riguardo al coronavirus che adesso tutta l’Italia è, giustamente, allo stesso livello. In questa situazione, l’arma più potente che  noi cittadini comuni abbiamo a disposizione è la responsabilità. Non ci affideremo a un multitool o a un coltellino svizzero, niente pastiglie potabilizzanti né zaini tattici. Ciò di cui abbiamo bisogno è casa nostra e un pigiama. So che qui siamo tutti amanti della vita outdoor, quindi stare chiusi in casa ci sembra contro la nostra natura, ma è la cosa migliore che possiamo attualmente fare.
Sono un sostenitore di un approccio costruttivo al rimanere in casa. Ho sempre cercato di razionalizzare le informazioni, moderare il panico, agevolare la condivisione di dati attendibili riguardo l’epidemia di coronavirus in Italia. Perciò, in questo articolo voglio proporre, come tante altre persone stanno facendo in questo periodo, un’atmosfera positiva. Sì, quindi, restiamo in casa – anzi, #restiamoincasa, ché fa più social – e invitiamo gli altri a restare in casa, ma come sopravvivere a un’epidemia stando in casa?
Semplice, divertendosi. Vediamo come.

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Del Coronavirus in Italia e altre storie

Coronavirus in Italia
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Ecco, ci voleva l’arrivo e la diffusione del Coronavirus in Italia,  per farmi tornare a pubblicare qualcosa su questo blog. L’ultimo post è la recensione di Free Solo e risale all’anno scorso, prima di quello si parlava di Everyday Carry ed era agosto di due anni fa, ormai. Non ci sono veramente scusanti per questa prolungata assenza.

Anche se, a mia parziale discolpa, posso dire che nel corso del 2019 qualcosa è cambiato nella mia vita e questo cambiamento ha richiesto un po’ di tempo per assestarmi, ricostruirmi, riprendermi. Pensatela come una frana che all’improvviso scenda giù a interrompere il vostro sentiero in montagna. Avete bisogno di tempo per valutare i danni, le eventuali ferite, le forze che vi sono rimaste e, quindi, per studiare un nuovo percorso, una via che vi permetta di aggirare l’ostacolo e riprendere il vostro cammino.
Avevo già in mente, una volta rimessomi così in carreggiata, di tornare a scrivere su questo blog, a cui sono veramente molto legato, ma poi è scoppiata l’epidemia di Coronavirus in Italia e le cose sono passate leggermente in secondo piano. Specie considerando il fatto che abito in quella che è, a oggi, la seconda provincia più colpita d’Italia. Ormai del resto non si parla d’altro. Continua a leggere

Free Solo, l’impresa di Alex Honnold su El Capitan

Free Solo
Free Solo

Agosto 2018. È da così tanto che non aggiorno questo blog… In questi mesi sono successe diverse cose, tra cui aver acquistato una casa insieme alla mia compagna e aver affrontato – e superato indenne – il relativo trasloco. Potrei dare facilmente la colpa della mia assenza a questo evento, tenendo anche conto del fatto che il trasloco sia una fonte molto importante di stress, ma a dirla tutta la colpa è solo ed esclusivamente mia. E della mia pigrizia, che spesso e volentieri bussa alla mia porta e mi chiede come va. In ogni caso, l’intenzione è di riprendere a fare ciò che mi fa stare bene, come andare in montagna, camminare, scrivere e curare questo piccolo angolo del web.

Per cominciare, voglio spendere qualche parola sul film che ho visto la settimana scorsa, il documentario Free Solo, diretto da Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, uscito a fine 2018 e prodotto da National Geographic. Inoltre, notizia fresca di ieri, è stato il vincitore dell’Oscar al miglior documentario. Il film sta facendo il giro delle sale cinematografiche italiane come evento speciale, proiettato solo in alcuni posti e in specifiche date. In questa pagina trovate tutti i riferimenti necessari per capire se lo proiettano vicino a casa vostra. Di cosa si tratta? Dell’arrampicatore statunitense Alex Honnold e della sua ultima impresa, la scalata in free solo (ovvero senza uso di nessuna corda) di El Capitan, nello Yosemite Park. Fidatevi, ne vale la pena. Continua a leggere

Il mio kit Everyday Carry (EDC)

Kit Everyday Carry
Kit Everyday Carry

Quando si parla di emergenza non bisogna pensare solo alle proprie attività in montagna, ma anche alla nostra quotidianità e in questo contesto è importante parlare dell’Everyday Carry (per gli amici EDC), che rappresenta fondamentalmente tutto ciò che ci portiamo appresso ogni giorno e che può aiutarci nelle situazioni più disparate, che possono andare dal soffiarci il naso all’avvertire qualche passante che necessitiamo di assistenza. Abbiamo già parlato in passato di kit pensati in modo specifico per l’outdoor, come il kit di emergenza e il kit di pronto soccorso, quindi perché parlare ancora di un’altra tipologia di kit? In primo luogo perché i concetti relativi alla gestione delle emergenze è bene saperli applicare anche ai contesti più vicini alla vita di tutti i giorni, in secondo luogo perché analizzare l’EDC consente di avere una visione più ampia dell’argomento, secondo me, e quindi favorisce anche una migliore organizzazione dei kit dedicati alla montagna. Premesso ciò, l’Everyday Carry è, in realtà, molto meno esotico di quel che si potrebbe pensare. Per esempio, una qualsiasi borsetta femminile, con tutto il suo contenuto, è considerabile come Everyday Carry. Continua a leggere